Curzio Malaparte: La pelle ( Libro )

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Omaggio alle opere letterarie di Curzio Malaparte e il legame con l’isola dei Faraglioni.

” Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la ragazza che in un tugurio, aprendo “lentamente la rosea e nera tenaglia delle gambe”, lascia che i soldati, per un dollaro, verifichino la sua verginità; le “parrucche” bionde o ruggine o tizianesche di cui donne con i capelli ossigenati e la pelle bianca di cipria si coprono il pube, perché “Negroes like blondes”; i bambini seminudi e pieni di terrore che megere dal viso incrostato di belletto vendono ai soldati marocchini, dimentiche del fatto che a Napoli i bambini sono la sola cosa sacra. La peste è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la “schifosa pelle”. E, forse, la pietà: quella che in uno dei capitoli di questo romanzo spinge Consuelo Caracciolo a denudarsi per rivestire del suo abito di raso, delle calze, degli scarpini di seta la giovane del Pallonetto morta in un bombardamento, trasformandola in Principessa delle Fate o in una statua della Madonna ”

Scopri il libro di Curzio Malaparte “La Pelle”

La Pelle

Curzio Malaparte: Kaputt (Libro)

kaputt curzio malaparte

Omaggio alle opere di Curzio Malaparte e il legame affettivo e culturale con l’isola di Capri.
” A Stoccolma Malaparte incontra il principe Eugenio, fratello del re di Svezia. E nella villa di Waldemarsudden non può trattenersi dal raccontare ciò che ha visto nella foresta di Oranienbaum: prigionieri russi conficcati nella neve fino al ventre, uccisi con un colpo alla tempia e lasciati congelare. È solo la prima di una fosca suite di storie che, come un novellatore itinerante, Malaparte racconterà ad altri spettri di un’Europa morente: ad Hans Frank, Generalgouverneur di Polonia, a diplomatici come Westmann e de Foxà, a Louise, nipote del kaiser Guglielmo II. Storie che si annidano nella memoria per non lasciarla mai più: il Ladoga, simile a “un’immensa lastra di marmo bianco”, dove sono posate centinaia e centinaia di teste di cavallo, recise da una mannaia; il console d’Italia a Jassy, sepolto dal freddo peso dei centosettantanove cadaveri di ebrei che sembrano precipitarsi fuori dal treno che li deportava a Podul Iloaiei, in Romania; le mute di cani muniti di cariche esplosive che, in Ucraina, i russi addestrano ad andare a cercare il cibo sotto il ventre dei panzer tedeschi. Storie, anche, malinconiche e gentili: quella dei bambini napoletani convinti dai genitori che gli aviatori inglesi sorvolano la città per gettar loro bambole, cavallucci di legno e dolci; o, ancora, quella delle ragazze ebree destinate al bordello militare di Soroca. Storie che trascinano in un viaggio lungo e crudele, al termine del quale si vedrà l’Europa ridotta a un mucchio di rottami ”
Scopri il fascino del volume di Curzio Malaparte:

Kaputt

Il libro di Guido Lembo Tutto cominciò così

guido lembo libro

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Guido Lembo dalla taverna Anema e Core di Capri si racconta nel libro “Tutto cominciò così”  edito da Cuzzolin editore, scritto a quattro mani dallo chansonnier caprese con la blogger Serena Papini

La voce del divertimento caprese Guido Lembo nella versione inedita ma altrettanto interessante di scrittore ci presenta “Tutto cominciò così” un libro scritto con la collaborazione di una giovane e brillante blogger Serena Papini.

Il libro di Guido Lembo “Tutto cominciò così” si avvale della prefazione d’eccezione del grande imprenditore e amico intimo  Diego Della Valle,  che in poche righe è riuscito a sintetizzare la sua la filosofia di vita “di notte un condottiero pieno di grinta e un grande trascinatore – scrive Della Valle – di giorno un ragazzo tutto Anema e Core”. Ed il libro, quasi come un film, ripercorre le tappe della vita di quel ragazzo caprese”

Guido Lembo passa in rassegna nel libro ” Tutto cominciò così” numerosi aneddoti, costellati da sorrisi e divertimento, piccoli grandi  successi, abbracci e soddisfazioni, ma anche lacrime e sconforto: soffermandosi più volte  sulla sua sfida più grande, la battaglia contro il cancro, che lo ha tenuto forzatamente lontano dalla sua Anema e Core, e poi la rinascita, grazie alla fede e alla forza della musica e della gente che lo ama.

Il libro di Guido Lembo “Tutto cominciò così” edito da Cuzzolin editore ed è in vendita in tutte le librerie e su Amazon a partire dal 30 Settembre 2014, prenotalo o acquistalo subito a prezzo vantaggioso solo  da questo link –>  Libro Guido Lembo “Tutto cominciò così” scontato

3 libri su Capri di febbraio 2014

LIBRI SU CAPRI

I tre libri su Capri del mese

3 titoli da non perdere proposti  dalla redazione di Caprinotizie per il 2019

 

Un’altra Capri – Luciano Garofano – edizioni Promediacom

L’isola da secoli custodisce gelosa, nasconde, storie e segreti. Ogni pietra narra una storia, testimonia una memoria millenaria. Capri ha sempre fabbricato Miti, tra esagerazioni e realtà. Una costante sull’Isola, senza scomodare quello del vecchio e canuto Imperatore Tiberio, nel rincorrersi delle stagioni attraverso i modi e le mode di vivere i suoi mutamenti, i suoi ritmi, regolati al di fuori delle leggi del resto del Mondo. Uomini e donne fattisi Mito loro stessi, indispensabili a Capri come Capri lo era ai personaggi che interpretavano, indossando una maschera di tipo pirandelliano, appiccicatagli addosso da chi li aveva eletti a rappresentare quel Mito. Personaggi dai destini più disparati, stravaganti e spregiudicati dandies, uomini eleganti e donne fatali dalla ambigua sessualità che avevano trovato nell’Isola una sorta di zona franca, coacervo di intrighi e pettegolezzi, di passioni ambigue e debolezze umane, facendone il loro luogo di appartenenza, dove dare sfogo alla voglia di esibizionismo e di stravaganze, di eccessi e di passioni proibite, spesso alimentando veri e propri scandali che hanno segnato le pagine più scottanti del Mito infinito di Capri. Acquistalo online

 

Diefenbach e Capri

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Diefenbach e Capri” il libro scritto da Antonia Tafuri e Roberta De Martino edito dalla Grimaldi  Un omaggio che le autrici e l’editore hanno voluto fare non solo all’artista ma anche all’uomo, una personalità eclettica, precursore di stili e filosofie di vita. Karl Wilhelm Diefenbach pur essendo nato nel 1851 ad Hadamar (Monaco) già praticava il pacifismo, il riformismo, il simbolismo e si professava pacifista e libero pensatore. E’ stato, anche, un antesignano del naturalismo e dell’ambientalismo, profeta della natura e convinto sostenitore del vegetarianismo che cercava di inculcare anche tra i capresi nel lunghissimo periodo che ha vissuto sull’isola, dal 1900 al 1913. Tutto ciò è raccontato nelle pagine del libro di Antonia Tafuri e Roberta De Martino, le due ricercatrici-scrittrici che sono riuscite a scavare sin nel profondo della vita privata e artistica di Diefenbach come mai era accaduto sinora. Una carrellata di immagini di vita privata e delle opere, molte delle quali oggi si trovano esposte nel Museo della Certosa di San Giacomo a Capri, dedicato all’artista. Il libro si avvale di un’introduzione di Fabrizio Vona, attuale Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli. Ed è proprio lo scritto del Soprintendente ad illustrare l’importanza delle opere di Diefenbach raccolte nel museo. Grandi tele, che arrivano a misurare anche i cinque metri, e che l’artista dipingeva mescolando al colore materiali naturali quali erba, sabbia, bitume e pietrisco. Opere realizzate con una tecnica pittorica innovativa, ispirata dalla roccia calcarea caprese, per quell’epoca che vennero “salvate e donate allo stato italiano grazie all’impegno diretto e personale di Raffaello Causa allora Soprintendente ai beni artistici e storici della Campania che diede vita al museo che venne aperto all’interno della Certosa nel 1974”. Ma non solo arte e pittura erano gli impegni giornalieri di Diefenbach come scrivono le autrici nel loro libro, ma anche lo stile di vita secondo natura come accadeva in una comunità lontana da Capri, quella di Monte Verità di Ascona. Quasi un enclave dove viveva, in assoluta libertà di stili di vita, un gruppo di seguaci della scuola di pensiero che praticava la teosofia, nata da un vero e proprio movimento che si era sviluppato nella seconda metà dell’Ottocento. E che trovava i suoi fondamenti nel cristianesimo, nel buddismo, induismo e nelle filosofie antiche orientali. A importare sull’isola queste dottrine insieme a questa sua strana pittura fu proprio Diefenbach che riuscì a diffondere le sue pratiche nell’arco dei suoi ultimi anni di permanenza sull’isola e che vennero ripresi sulla scia della sua presenza a Capri da altri personaggi che sono entrati nella storia e nel mito, da Fersen ad Axel Munthe, da Steiner a Coleman, da Vedder sino a Beuys traghettato sull’isola da Lucio Amelio.  (Capripress  Anna Maria Boniello ) Diefenbach e Capri

 

Isole nell’isola. Personaggi, racconti e segreti nelle dimore del mito a Capri

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 ” Isole nell’isola. Personaggi, racconti e segreti nelle dimore del mito a Capri   Tito Fiorani  (edizioni la conchiglia)
” Gran parte delle storie raccontate in questo libro custodiscono, come un cuore segreto e pulsante, un’utopia… Impossibile indagare l’infinita varietà dei casi umani che spinse tante persone a scegliere l’Isola quale luogo ideale per la concreta attuazione del loro sogno utopico, per pochi giorni o per un’intera esistenza. Queste “vite insulari” sembrano essere, spesso, un semplice autoesilio o un desiderio di perseguire una pervicace marginalità; altre volte appaiono come una sfacciata volontà di esaltare la centralità del proprio ego. Tutti, comunque, erano attratti dall’Isola… Quasi tutti i protagonisti di questo libro concepiscono l’isola di Capri come un contenitore ma è la casa la vera manifestazione epifanica della loro personale utopia, sia essa un piccolo appartamento o un vasto edificio, un rifugio tra rocce o un vero e proprio castello.(…)” (Dall’introduzione al volume a cura di Riccardo Esposito) Isole nell’isola. Personaggi, racconti e segreti nelle dimore del mito a Capri

 

Capri. L’isola il cui nome è iscritto nel mio

libro capri Capri. L'isola il cui nome è iscritto nel mio

Capri. L’isola il cui nome è iscritto nel mio Raffaele La Capria  Lorenzo Capellini

Attraverso le fotografie di un grande fotografo Lorenzo Capellini scopriamo un’isola e uno scrittore Raffaele La Capria che quell’isola ha raccontata in un suo libro “Capri e non più Capri”.
Le immagini si uniscono alle parole per rivelare un mondo di mare e di rocce che alla forza della natura unisce quella dei sentimenti che essa ha ispirato allo scrittore.
Minerva Edizioni ha pubblicato un libro su Parise e il suo “Veneto Barbaro di muschi e nebbie”, e dal successo di quel libro è nata l’idea di questo su Capri e Raffaele La Capria.
“Capri. L’isola il cui nome è iscritto nel mio” è un viaggio di Raffaele La Capria alla ricerca di quel passato da lui trascorso nell’isola. E’ un fermo immagine del fotografo in quanto di straordinariamente bello ancora oggi l’isola di Capri offre.
Raffaele La Capria, nato a Napoli nel 1922, ha all’attivo una ventina di libri. Esordisce con Un giorno d’impazienza nel 1952, ma la fama arriva nel 1961 quando vince il Premio Strega con il capolavoro Ferito a morte.  Collabora alle pagine culturali del Corriere della Sera, è condirettore della rivista letteraria Nuovi Argomenti ed autore di radiodrammi per la Rai. È stato co-sceneggiatore di molti film di Francesco Rosi, tra i quali Le mani sulla città e Uomini contro e ha collaborato con Lina Wertmüller. Nel settembre del 2001 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera e nel 2002 gli viene assegnato il Premio Chiara, sempre alla carriera. Nel 2011 gli è stato assegnato il premio Alabarda d’oro alla carriera per la letteratura.

Lorenzo Capellini inizia l’attività di fotografo nel 1958 a Londra, collaborando a giornali inglesi, con Il Mondo di Mario Pannunzio e con la RAI. Nel 1964 si trasferisce in Africa dove realizza reportages fotografici. Dalla fine del 1968 torna a vivere in Italia, concentrando il suo lavoro soprattutto su arte e architettura. In questo ambito progetta e realizza, negli anni ’90, una collana di guide di architettura di città italiane. Numerose sono le sue pubblicazioni e retrospettive.

Tre libri su Capri da non perdere di febbraio 2014 consigliati dalla nostra redazione.

Three books about Capri not to be missed in February 2014 Recommended by our editorial staff

Un amore che trova il suo epilogo all’ ombra dei Cipressi (prima parte) di Don Vincenzo Simeoli

flenningammmL’isola di Capri alla fine del 1800 una pittrice americana che incantata dalla bellezza dell’ isola vi si trasferisce, un giocane esule russo e una grande storia d’amore..  scritta e raccolta dallo storico Don Vincenzo Simeoli

 

Snella, alta, con una massa di capelli biondo ramati raccolti in una traccia ed un viso chiaro e luminoso costellato di lentiggini,
sempre vestita di bianco da dare quasi una  impressione di una figura eterea a chi la osservava, Lucy Flenningan è stata una pittrice
che ha vissuto la sua vita come un’opera d’arte piena di luce con le ombre che ne evidenziavano lo splendore. Nata negli Stati
Uniti, a Boston, il primo luglio 1884, vinse una borsa di studio all’Accademia artistica di Boston per poter perfezionarsi a Roma
nello studio del classicismo. Prima di giungere nella città eterna, però, si soffermò a Parigi che, ancora colma degli echi dell’impressionismo
di Manet, Monet, Renoir, si avviava al post – impressionismo nel quale
si raccoglievano tutte le correnti nate dall’impressionismo.
Dopo questo soggiorno parigino giunse finalmente a Roma, dove si
arricchì della cultura classica, ma potè anche ammirare da vicino i grandi della pittura del Rinascimento, e fu qui che conobbe
la famiglia Mather e, soprattutto, le sue figlie Margareth e Carol.Con loro si recò in gita a Capri agli inizi del Novecento e quell’isola
divenne la sua nuova casa per tutta una vita; infatti Lucy non ritornò più in America e non partiva mai da Capri se non
per brevi periodi. Agli inizi alloggiò con la famiglia Mather presso l’hotel Quisisana tra il 1903 e il 1904, ma, quando i coniugi partirono
da Capri per Firenze, Lucy e le sue amiche si trasferirono
alla Strand pensione di Augusto Weber a Marina Piccola e poi là si
affittò una stanzetta sul mare che adibì a studio pagato per
diversi anni da Margareth, mentre la Statunitense dava
piccole cifre all’oste quando poteva, anche se curò sempre
lei stessa la pulizia e la cura della propria camera. Nella casa sotto lo studio abitava la famiglia Mellino, Vincenzo il padre ( 1885 – 1946) la moglie Gelsomina Vinaccia (1886 – 1959) e i loro sei figli, quattro femmine e due maschi, in particolare, però, Anna e Maria (1913 – 2010) strinsero amicizia con Lucy. Maria prendeva lezioni di
inglese tanto che la pittrice le regalò un libro di fiabe in inglese e poi le spiegava tutte le costellazioni che nelle notti chiare si potevano ammirare dalla baia di Marina Piccola, mentre Anna era sempre attenta a preparare una brocca di rame piena di acqua presa da una fonte che si trovava a Marina Piccola vicino agli odierni bagni da Maria, per prepararla calda per il the (forse sarà stata questa abitudine di far bollire in una brocca di rame l’acqua calda a far nascere i futuri problemi di salute? ) e per questo la Flanningan affermava che Anna era una donna molto precisa ed attenta, cosa che del resto corrisponde al vero. Dopo il pranzo che Maria divideva sempre con la sua amica pittrice, Lucy si rinchiudeva nel suo studio
rimanendovi a lavorare fino a tarda notte, tanto che le sue amiche ne sentivano i passi nervosi che andavano avanti ed indietro
sino alle quattro del mattino.Lucy era dolce, caritatevole, cattolica osservante; la domenica mattina, con qualunque tempo, saliva
in paese per la prima messa, amava trattenersi in sacrestia dove le piaceva sentire le storie raccontate dal sacrestano e fu lei a
confortare la sua amica Maria a rassegnarsi per la tragica morte del diciasettenne Antonio Guida avvenuta il 5/11/ 1921 che
tragicamente morì seppellito da una frana di terra che si staccò da un pendio mentre lavorava nella proprietà del marchese
Patrizi Ettore nell’attuale “Canzone del Mare”. (Liber defunti XII 1919 – 1921 foglio 48 n°50 “quia obrutus terra improvisa desecta in labore”). La sua personalità era soffusa da un’aura di mistero che accresceva
il fascino di quella creatura solitaria. Tutta presa dalla sua arte pittorica, si diceva che fosse dedita a pratiche mistiche. Ma un
giorno il suo sguardo incrociò gli occhi dell’amore. Lei, così schiva e solitaria, fu sopresa da tali sentimenti, così forti che confessò le proprie emozioni solo a persone a lei fortemente care, come il suo confessore Don Luigi Lembo, che ovviamente, non riferì mai nulla in quanto legato dal segreto confessionale, e alla sua carissima amica
Maria. Inoltre Edwin Cerio, conoscendo la verità, compose da questo episodio un romanzo “Il caso della signorina Spriengfield” edizione
Casella Portici 1936, dove ci parla, pur usando nomi di fantasia, di una relazione di una signora straniera con un giovane il quale frequentava spesso il suo studio in riva al mare; e leggiamo “Lei lo amava speratamente”, ma questo suo spasimante beveva per dimenticare la sua passione e si aggirava di notte per i sentieri rupestri dell’isola,
sino a concludere la sua vita con il suicidio. Un giorno fatale lo sguardo di Lucy, che aveva 37 anni, si incrociò con quello di un giovane russo di religione ortodossa, costretto all’esilio caprese dopo la vittoria dei Bolscevichi. Se ne innamorò disperatamente e, trasfigurata, ripeteva con gioia “Amo!”.Anche lui contraccambiò con
folle amore il sentimento maturato nel cuore della Flemmingam, anche se il giovane trentaduenne preso dallo sconforto per quell’amore corrisposto e contrapposto allo stesso
momento, lontano dalla patria, il 20 maggio 1921 si suicidò con un colpo di pistola sul portone d’ingresso di villa Ferraro. (continua la prossima settimana) di Don Vincenzo Simeoli

 

Diefenbach e Capri in un volume di Antonia Tafuri e Roberta De Martino

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Diefenbach e Capri mercoledì 24 lulgio la presentazione del libro di Antonia Tafuri e Roberta De Martino



Capri, appuntamento da non perdere per Mercoledi 24 luglio alle ore 19 nella limonaia dell’hotel Syrene in via Camerelle, Antonella Basilico Pisaturo, docente di storia dell’arte presso l’Università Federico II di Napoli, presenterà il libro dal titolo  “Diefenbach e Capri”  di Antonia Tafuri  e Roberta De Martino  pubblicato da Grimaldi & C Editori.  Il libro, che si apre con uno scritto del soprintendente Fabrizio Vona,   narra la vita dell’artista tedesco, pittore, riformista, libero pensatore, pacifista, simbolista e amante del sole, figura dì eccezione che visse a lungo sull’isola.

A Capri Oscar Wilde rivive nell’autobiografia di Biagio Arixi

 

Venerdì 19 luglio alle ore 18.00 alla Canzone del Mare a Capri, nell’ambito della rassegna “Approdi d’Autore” presentazione del libro “Sono figlio di Oscar Wilde” di Biagio Arixi. Intervengono l’assessore allo Sport Vincenzo Ruggiero. Modera Luciano Garofano.

Rifugge dall’etichetta di “poeta della mondanità” affibbiatagli, forse troppo in fretta, da chi ha bisogno di categorie per capire il mondo. Biagio Arixi, che ha pubblicato con Graus il libro Sono figlio di Oscar Wilde, è soprattutto, un poeta dell’umanità. Sardo di Villasor, in provincia di Cagliari, Biagio, ben presto si sposta dalla sua amata isola, per raggiungere posti dove la sua voglia di conoscenza può avere uno sbocco. Le sofferenze, le ristrettezze, la mancanza di cibo, lo spingono a ricercare altrove il suo destino. Sfrutta le sue innate capacità relazionali e ben presto si ritrova al centro di una serie infinita di rapporti con tutto il mondo che conta. Sono gli anni ‘70 e a Roma la “dolce vita” è ancora il motore delle notti di baldoria della capitale. Per vari motivi e per varie vie Arixi entra in contatto con i più grandi nomi e volti delle notti romane. Ma i suoi riferimenti non sono solo quelli. C’è il suo primo maestro di scuola. Il maestro Cao, che entra nella sua vita dopo la morte del padre. Sarà lui a condurlo per mano, ad aiutarlo, a dire in pubblico, a tutti i suoi compagni di classe che tra di loro c’è un poeta: quel poeta è Biagio. La poesia sarà il passepartout per farsi accettare, per decifrare il mondo e farsi capire dagli altri. Sul tavolo verde la sua diversità, omosessualità. A un certo punto dichiarata, anche se nei rapporti con gli altri Arixi manifesta forse la sua dote più grande. Emana affetto, calore. Tratta gli altri come quella famiglia a cui è legatissimo, ma che per ragioni pratiche vede poco. Ad una festa di compleanno, qualcuno, come regalo fa arrivare Robert De Niro. E a De Niro lui Biagio, non chiede altro che fare una foto con il suo libro in mano. Una volta incontra Giulietta Masina, fanno due passi e lui fotografa quel momento. “Così, mentre attraversavamo il ponte Regina Margherita, sul Tevere con avida curiosità, osservavo questa donna eccezionale. Loquace e aggraziata mi camminava accanto, e a me venne la voglia di prenderla tra le braccia, per stringerla fortemente come se tenessi un fiore tra le mani”. Ci sembra davvero di rivederla. E Biagio di volti noti ne ha conosciuti tanti. Tra questi Liza Minnelli, Irene Papas, Sandra Milo, Diana Ross. Apprezzato da critici e scrittori come Dario Bellezza, Giuseppe Pontiggia, ospite abituale del “Maurizio Costanzo Show”. E poi finalista al premio Viareggio, Cattafi e il Premio Cittadella, come miglior poeta giovane in Italia con la sua prima raccolta 

In qualche modo Biagio porta con sé, anche nelle pagine che scrive, la storia di un riscatto. Quello della sua terra, la sua Sardegna, terra di valori, ma anche di povertà. Di vite ai margini. La sua vita è anche piena di riflettori e paillettes, ma intensa, vera. E, come non accade spesso, prevalgono i contorni dell’uomo. Solo quelli. Poi, nel libro, Biagio chiarisce perché si sente “figlio di Oscar Wilde”.

Libri su Capri consigliati dalla redazione

Vastissima la produzione letteraria dedicata direttamente o indirettamente all’ isola di Capri, guide, romanzi, trattati di biologia, romanzi etc.. cercheremo di segnalarli un po’ tutti  nel corso di questa rubrica “Libri su Capri” oggi vi segnaliami  5 titoli con i relativi collegamenti ad Amazon dove é possibile anche acquistarli con uno sconto speciale:

Villa Jovis il palazzo dell’ imperatore Tiberio a Capri il nuovo libro di Giuseppe Aprea

Capri, sabato 28 luglio alle ore 19 al Centro Caprense Ignazio Cerio vi sara’  la presentazione del libro “Villa Jovis. Il palazzo dell’imperatore Tiberio a Capri” di Giuseppe Aprea.
Con l’autore interverranno Francesco Canessa, scrittore e giornalista, Amodio Marzocchella, Soprintendenza speciale per i beni archeoligici di Napoli e Pompei, Sergio Gargiulo, Federalberghi isola di Capri.

inserito da Louis Molino info@caprinotizie.it  fonte: comunicato stampa

Scacco allo Zar Lenin a Capri il libro di Gennaro Sangiuliano

Lenin a Capri scacco allo zar Genaaro Sangiuliano

Scacco allo Zar Lenin a Capri  genesi della rivoluzione  il libro di Gennaro Sangiuliano

Pochi  sanno che Lenin tra il 1908 e il 1910 trascorse due periodi della sua vita a Capri, il gioiello  del Mediterraneo, l’isola all’ ecpoca  frequentata  sopratutto dalle aristocrazie di tutto il mondo.  Attraverso i documenti dei servizi segreti britannici, Gennaro Sangiuliano ricostruisce il passaggio di Lenin sull’isola, ripercorrendo le sue giornate, tra partite di scacchi, battute di pesca, riunioni con il compagno Gorkij e la cosiddetta “Scuola di Capri”, e tracciando alla fine una nuova ipotesi storica: è qui che, secondo le fonti, sono iniziati i rapporti fra Lenin e lo Stato maggiore tedesco che sfoceranno nei finanziamenti e nel famoso viaggio che riportò Lenin in Russia. La vita dell’ isola del leader bolscevico ci offre alla fine lo spaccato di un’elite non dissimile per stile di vita dal potere che lavorava per abbattere: pochi anni prima dell’ottobre 1917, i rivoluzionari russi erano lontani dal potere e dal sangue e apparivano piuttosto ricchi aristocratici in vacanza. Chi immagina che la rivoluzione sia stata pianificata in qualche officina non conosce per niente la storia. Disponibile su Bool con uno speciale sconto del 15%

fonte ansa.it   inserito da Louis Molino info@caprinotizie.it