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SORRENTO – Una grande partecipazione di pubblico e numerosi interventi di alto profilo culturale hanno decretato il grande successo della presentazione del volume “La Chiesa dell’Addolorata e la Congregazione dei Nobili a Sorrento – Storia, arte, fede e intelligenza artificiale a proposito di uno dei più belli edifici di culto del ’700”, l’ultima opera del giornalista e storico Fabrizio Guastafierro.
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L’incontro si è svolto presso il Salone Capitolare della Chiesa dei Servi di Maria, alla presenza di studiosi, appassionati di storia locale, rappresentanti delle istituzioni, operatori culturali e numerosi cittadini desiderosi di approfondire la conoscenza di uno dei luoghi simbolo della storia religiosa e civile sorrentina.
L’evento, patrocinato dalla Fondazione Sorrento e sostenuto da diversi sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della pubblicazione, è stato aperto dai saluti di Livio Esposito, Priore della Congregazione dei Servi di Maria, e di Gaetano Milano, amministratore delegato della Fondazione Sorrento. A moderare la serata è stato il giornalista Antonino Siniscalchi.
Sono quindi intervenuti Enzo Puglia, presidente del Centro “Bartolommeo Capasso”, don Luigi Di Prisco, protagonista del lungo percorso che ha portato al recupero e alla riapertura della chiesa dopo i danni causati dal terremoto del 1980, e Stefano Limpido, direttore dell’Archivio Diocesano Sorrentino-Stabiese. I relatori hanno evidenziato il valore storico, documentario e culturale dell’opera, sottolineando l’importanza di una ricerca che restituisce alla città una pagina fondamentale della propria memoria.
Il volume disponible da oggi, accompagna il lettore alla scoperta della Chiesa dell’Addolorata, situata lungo l’antico decumano di via San Cesareo, uno degli edifici di culto più significativi e suggestivi del centro storico di Sorrento. Si tratta di un lavoro che colma una lacuna editoriale nella storiografia locale, offrendo una ricostruzione accurata delle vicende di una chiesa che nel corso dei secoli ha rischiato più volte di scomparire.
Particolarmente apprezzato è stato il metodo di lavoro adottato dall’autore. I testi sono infatti frutto di una rigorosa ricerca scientifica supportata da numerosi riferimenti bibliografici e archivistici. Nei casi in cui non sia stato possibile reperire documentazione certa, Guastafierro ha esplicitamente segnalato le proprie ricostruzioni come ipotesi, mantenendo un approccio improntato alla massima correttezza storiografica.
La pubblicazione racconta la storia della chiesa, nata come tempio della Santissima Vergine dei Sette Dolori e consacrata nel 1739. Edificata in una posizione strategica della città, un tempo baricentrica rispetto alle antiche porte urbane e quasi parallela al Duomo, essa rappresenta una delle più interessanti espressioni del barocco sorrentino. La facciata in piperno, i capitelli corinzi, l’impianto a croce greca e l’originale copertura ellittica ne fanno un esempio architettonico di grande pregio.
L’opera approfondisce inoltre le vicende della Congregazione dei Nobili, fondata dai patrizi dei sedili di Dominova e di Porta. Pur mantenendo una forte impronta aristocratica, la chiesa è sempre stata profondamente legata alla devozione popolare, in particolare attraverso il culto dell’Addolorata, rappresentata da una pregevole scultura lignea settecentesca custodita al suo interno.
Grande spazio viene dedicato anche al patrimonio artistico della chiesa, con particolare attenzione alle opere del pittore sorrentino Carlo Amalfi, autore delle tele della Santissima Trinità in Gloria e della Sacra Famiglia, nonché agli altari laterali in piperno, elemento distintivo rispetto ad altri edifici sacri della penisola sorrentina.
Non meno interessante è il racconto delle travagliate vicende storiche che interessarono la congregazione dopo l’Unità d’Italia. Con la caduta del Regno delle Due Sicilie, il sodalizio subì un progressivo declino e la chiesa venne chiusa nel 1867, trasformata prima in deposito e poi in bivacco militare. Dopo una riapertura nel 1939, nuovi gravi danni furono causati dal terremoto del 1980.
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Proprio il percorso che ha portato alla rinascita dell’edificio è stato uno dei momenti più emozionanti della serata. Don Luigi Di Prisco ha ricordato il lungo impegno profuso insieme a cittadini, tecnici e volontari per salvare la chiesa dal degrado e restituirla alla comunità. Fondamentale fu il lavoro dell’architetto Guido Coluccio e del comitato civico che rese possibile il completamento del restauro culminato con la solenne riapertura del 14 settembre 2007.
Tra i punti di forza del volume figura il ricchissimo apparato iconografico composto da circa duecento immagini a colori. Particolare interesse hanno suscitato le fotografie di Michele Gargiulo, detto “Santo”, dedicate proprio alla riapertura della chiesa nel 2007, oltre alle ricostruzioni tridimensionali curate da Salvatore De Stefano.
Originale e innovativo è anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la realizzazione di alcune immagini dedicate a ipotesi di restauro e ricostruzioni storiche. In piena coerenza con l’impostazione scientifica dell’opera, ogni elaborazione generata mediante IA viene chiaramente identificata come tale, garantendo al lettore la massima trasparenza.
Il libro propone inoltre interessanti approfondimenti sui legami storici e spirituali tra la Chiesa dell’Addolorata e la vicina Chiesa dei Servi di Maria, unite dalla comune devozione mariana, dalla presenza di opere di Carlo Amalfi e dalla figura del cardinale Antonino Sersale.
L’appendice finale arricchisce ulteriormente il volume con contributi dedicati alle fontane dello Schizzariello, alle elaborazioni tridimensionali delle opere di Carlo Amalfi e alle antiche mappe di Sorrento reinterpretate come dipinti.
Al termine dell’incontro, il lungo applauso del pubblico ha confermato il successo di una pubblicazione destinata a diventare un punto di riferimento per quanti desiderano approfondire la storia religiosa, artistica e sociale di Sorrento. Un’opera che coniuga ricerca storica, innovazione tecnologica e amore per il territorio, restituendo alla memoria collettiva uno dei capitoli più affascinanti del patrimonio cittadino.